Non sappiamo con esattezza quando la parola “protesi” apparve per la prima volta in un testo letterario, ma possiamo dire con certezza che già in alcuni scritti della cultura classica si parlava di arti in legno e mani amputate.
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Ritratto di Marco Sergio Silo |
Tuttavia, tracce dell'uso delle protesi
risalgono ad un'epoca ancora precedente a quella classica. Già in
alcuni testi indiani del 1400 a.c. infatti, ci sono i primi
riferimenti a gambe e mani di ferro.
Dal latino prothesis, nella maggior
parte delle lingue straniere, la parola “protesi” mantiene la
stessa radice di derivazione greca che racchiude il concetto di
“porre in avanti”.
Nella lingua cinese invece, la parola
ha una struttura completamente diversa e particolarmente originale.
“Protesi” viene infatti tradotto con due ideogrammi 假 e 体 che
significano rispettivamente “corpo” e “falso”.
Nella filosofia cinese, “假” è
descritta come la materia prima che “mutando riposa”, quell'unica
sostanza che nonostante le molteplici trasformazioni, permane . Nel
pensiero del neoconfucianesimo, il termine invece lo troviamo spesso
associato al concetto di “yong” ovvero all' idea di strumento e
funzione, intrinsecamente collegati alla protesi.
Altre traduzioni del termine sono:
inglese prosthesis
russo протез
tedesco prothese
arabo زراعة
inglese prosthesis
russo протез
tedesco prothese
arabo زراعة
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