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La prima protesi |
Più
di tremila anni fa, quando l'uomo incominciava a muovere i primi
passi nell'oscuro mondo dell'ingegneria e a svelare i grandi misteri
della scienza, della matematica e della medicina, in Egitto qualcuno,
forse un fabbro oppure un artigiano, realizzava la prima protesi in
legno che solo pochi anni fa è stata ritrovata proprio sul piede di
una mummia, nel sito di Sheikh’
Abd el-Qurna.
La protesi, seppur rudimentale e ben lontana dai modernissimi strumenti che oggi siamo in grado di fabbricare, è senza dubbio estremamente elaborata e testimonia, con la sua complessa struttura di cinghie e ingranaggi, le incredibili competenze mediche e tecniche che avevano gli uomini al tempo.
Tremila
anni fa non si parlava di certo di ingegneria biomedica o di
bioingegneria, ma intuitivamente, gli artigiani e i medici iniziavano già a comprendere lo stretto legame che c'è tra
tecnica e scienze biologiche.
L'ingegnerie biomedico perciò, sintetizza alla perfezione discipline
che un tempo sembravano inconciliabili e che invece, oggi, alla
luce del progresso scientifico inarrestabile, assomigliano sempre di
più alle due facce della stessa medaglia.
Organi artificiali, protesi, biomateriali per l'ingegneria tissutale e macchinari per la diagnosi clinica, rientrano infatti, tutti nel vastissimo campo di lavoro dell'ingegnere biomedico.
Alla base dello sviluppo di tali modelli c'è sicuramente un duro lavoro di ricerca, analisi e sperimentazione dei prototipi, a cui l'ingegnere deve applicare però, contemporaneamente, manutenzione e riparazione degli strumenti biomedicali.
La
profonda conoscenza dei principi biologici unita alle solide
competenze della progettazione ingegneristica perciò, ha permesso di
elaborare metodi innovativi e che fino a qualche anno fa sembravano
fuori dalla nostra portata, per curare e talvolta, dare nuova vita ai
pazienti.
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