
Da bambini, guardando l'uomo d'acciaio che salvava il mondo con la sua armatura super dotata e leggendo le incredibili storie dei robot, sempre più umani, di Asimov, rimanevamo affascinati e completamente catturati dalla possibilità che, un giorno, tutte quelle storie incantevoli, si sarebbero potute concretizzare nel nostro mondo.
Già gli antichi greci, nei loro miti,
immaginavano un mondo nuovo e una realtà alternativa in cui uomo e
macchina si sarebbero fusi, prendendo l'uno le sembianze dell'altro.
Questa prospettiva, però, per quanto
affascinante e magica, continua a nascondere quel lato della medaglia
più oscuro che, talvolta, è più facile ignorare.
La tecnica, oggi più che mai, è diventata, nel vero senso della parola, parte integrante della vita dell'essere umano. Alta tecnologia e apparecchiature iper innovative, infatti, non sono più semplici estensioni del nostro corpo, ma si stanno trasformando, sempre più rapidamente, in strumenti, talvolta anche microscopici, perfettamente compatibili con il nostro organismo.
Ed è proprio questo il caso delle
protesi.
Le protesi, infatti, prima di essere
arti, sono strumenti artificiali, apparecchi che, per quanto
innovativi e tecnologicamente avanzati, non saranno mai del tutto
compatibili con l'organismo biologico dell'uomo.
In quanto artificiali, infatti, proprio
come qualsiasi macchina realizzata dall'ingegno e dalla creatività
dell'essere umano, le protesi rimangono un artefatto, l'ennesimo
tentativo dell'uomo di migliorarsi e potenziarsi per sfidare la
natura e il suo volere.
Già da ora si inizia a pensare ad un
futuro in cui sarà possibile sostituire parti del cervello
danneggiate con una protesi, per migliorare ad esempio la memoria e, arrivati a questo punto, non sembra
più, tanto difficile o azzardato, credere che fantasie come quelle
dell'uomo bionico e della manipolazione delle menti siano così tanto
surreali.

Ma dove siamo disposti ad arrivare?
Saremo in grado di riconoscere il limite ultimo che separa l'uomo
dalla macchina?
Nessun commento:
Posta un commento